Fanghi rossi, Filctem, Femca, Uiltec: “manca un piano strategico complessivo e una regia politica”

Fanghi rossi, Filctem, Femca, Uiltec: “manca un piano strategico complessivo e una regia politica”

A seguire il comunicato diramato oggi da parte dei Segretari territoriali delle sigle, Filctem-CGIL Femca-CISL Uiltec-UIL, Emanuele Madeddu, Vincenzo Lai e Pierluigi Loi.

“In un periodo come questo, in cui si parla di economia circolare, è particolarmente ambito il progetto per la bonifica e il riutilizzo dei fanghi rossi di Monteponi nonostante ci siano anche altri numerosi siti da risanare. Almeno tre soggetti pubblici e privati hanno presentato le schede progettuali per occuparsi della bonifica del sito attraverso lo strumento del Just Transition Fund nato per garantire la giusta transizione ambientale e occupazionale.

Appare positivo tanto dinamismo, anche in virtù dei fondi europei messi a disposizione. Da questi atti emerge la volontà diffusa di rilanciare un territorio fortemente compromesso dall’attività mineraria pregressa.

Un obiettivo sicuramente difficile, a cominciare dalla tempistica. Non dobbiamo dimenticare che il Comune di Iglesias si sta cimentando, dal 2015 nell’iter autorizzativo per la bonifica del Rio San Giorgio, e deve fare i conti anche con leggi come quella che ha messo sotto tutela la bomba ecologica (vincolo sovrintendenza).

E’ del tutto evidente che è mancato un piano strategico complessivo, una regia politica in grado di mettere assieme i soggetti che vorrebbero attuare tali progetti. In tutto questo scenario non si devono mai confondere i ruoli ben chiari tra proprietà e potenziali partenrship, ma con responsabilità e competenze ben diverse. Questa situazione sta determinando confusione su chi può e deve effettivamente attuare le attese bonifiche per quanto la legge sia molto chiara. Per questo motivo non si può non partire dal fatto che il 1 aprile scorso la Giunta Regionale ha approvato le linee guida del Piano Industriale di Igea, nel quale si prevede proprio la bonifica della discarica dei fanghi rossi di Monteponi di proprietà Igea.

Tale situazione ha determinato la mancanza di un piano d’azione condiviso che porta altri soggetti pubblici e privati ad accampare pretese sul sito che, probabilmente, in presenza di un soggetto come la Regione che dovrebbe agevolare sinergie e coesione territoriale, avrebbe evitato questa incomprensione.

Ieri però abbiamo appreso che il Comune di Iglesias, attraverso una società privata diventata partner dell’Ausi, il consorzio per l’università del Sulcis Iglesiente, ha deciso chi e come deve bonificare l’area. Atteggiamento non in linea con il principio del tanto sventolato just transition fund, perché tale eventuale applicazione avrebbe

l’effetto di sottrarre il lavoro a chi è titolato e deputato a farlo e ne ha le competenze. Anche perché da tempo si parla di collaborazione, coesione e sinergia con gli altri centri, invece ci troviamo davanti a visioni localistiche accompagnate da quotidiane contrapposizioni che hanno il solo effetto di riempire ore e far scorrere il tempo senza trovare soluzioni ai problemi.

Dinnanzi a queste incomprensioni, siamo convinti che sia giunto il momento di avere una visione d’insieme e una programmazione con obiettivi comuni territoriali. Solo così si potrà pensare a ridisegnare il futuro di questo territorio con una moltitudine di siti contaminati, che vanno ben oltre quello dei fanghi rossi, che non possono essere solo oggetto di interesse economico fine a se stesso. Il patrimonio di dati delle discariche e il lavoro portato avanti dal Cesa ci dicono che queste possono essere ritrattate, questa deve essere la vera sfida.

Riteniamo che l’Assessorato dell’Industria debba dare risposte in merito anche per rafforzare quel Piano Industriale di Igea su cui tanto ha creduto, anche individuando partnership nel rispetto dei principi della libera concorrenza. È necessario sapere se quanto previsto dalla delibera di Giunta troverà riscontro con un’applicazione sul campo o resterà solamente una sorta di ginnastica dialettica.

La variabile tempo non è secondaria, le amministrazioni locali richiedono giustamente risposte ed interventi rapidi; dobbiamo restituire alle prossime generazioni un territorio qualitativamente migliore di quello che noi abbiamo trovato per garantire nuovi modelli di sviluppo. Questa deve essere la vera sfida, ciascuno per il ruolo che gli compete”.

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