Contro il bullismo nello sport serve un’alleanza tra genitori, scuola, operatori sportivi e istituzioni. “È un fenomeno grave e in espansione”

Contro il bullismo nello sport serve un’alleanza tra genitori, scuola, operatori sportivi e istituzioni. “È un fenomeno grave e in espansione”

Nello scorso Aprile Nicolò Pirlo, figlio di 17 anni dell’ex allenatore della Juventus, ha pubblicato sui social le minacce di morte che ha ricevuto in seguito alla prestazione sotto tono della Juve contro la Fiorentina. “Devi morire insieme a tuo padre” è il testo del messaggio reso pubblico dal ragazzo. Questa forma di bullismo si sta diffondendo sempre di più in ambito sportivo e gli effetti sono devastanti. Sono sempre più numerosi gli adolescenti che, anche a causa di questi episodi nelle ore della pratica sportiva scolastica ed extra scolastica, lasciano lo sport. 

Gli episodi di violenza psicologica si manifestano anche all’interno degli spogliatoi dove i ragazzi in sovrappeso evitano di togliersi la maglietta davanti ai compagni per paura di essere derisi pubblicamente. La fascia più colpita riguarderebbe soprattutto gli adolescenti in età compresa tra gli 11 e i 17 anni. Nelle attività extrascolastiche, durante le partite di calcio giovanile ad esempio, giovani arbitri denunciano violenze fisiche e pressioni psicologiche per far vincere una squadra. Una giovane ballerina di danza classica denuncia canoni troppo stretti raccontando che le ragazze vengono istigate all’anoressia perché sono privilegiate coloro che pesano intorno ai 20 kg in meno rispetto all’altezza. 

Un giovanissimo atleta di tennis racconta che è stato bullizzato subendo lancio delle palline e inciampando su di esse ha subito una distorsione alla caviglia. La rugbista classe ’95 Sara Tounesi ha confessato di aver ricevuto commenti a sfondo sessista: “ah esiste anche lo sport femminile?”.                                 

È necessario fermare concretamente il bullismo in tutte le sue forme con la cooperazione tra genitori, scuola, società in generale e operatori sportivi. C’è troppa disinformazione e reticenza riguardo questo fenomeno. Troppi giovani hanno paura di raccontare le loro esperienze e spesso gli episodi sono sottovalutati perché scambiati per semplici litigi. Le istituzioni e le multinazionali che traggono un profitto dai social devono fare la loro parte per tutelare i ragazzi.                                   

Carlo Scontus, PSd’Az giovani Carbonia

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