Carbonia, elezioni: si accendono i motori dell’aggregazione civica; prosegue il travaglio del PD

Carbonia, elezioni: si accendono i motori dell’aggregazione civica; prosegue il travaglio del PD

A meno di cento giorni dalla data di presentazione delle liste per le elezioni comunali di Carbonia, dopo mesi d’indiscrezioni, immobilità politica, mezzi proclami e annunci, fughe in avanti e retromarce, strategie e tattiche dei potenziali contendenti, nonché autocandidature e, come sempre accade in questi casi, non poche polemiche, sembrerebbe finalmente smuoversi qualcosa in città.

Non è dato sapere (ironicamente ma non troppo) se quello che sta accadendo sia stato in qualche modo ispirato dagli accadimenti nazionali e la probabile formazione di un governo di larghissime intese politiche sotto l’egida di Mario Draghi, ma anche in città sono iniziate le “grandi operazioni” (quasi ci si stesse preparando a una vera e propria “guerra di liberazione”) di quella proposta politica civica che da più parti nei mesi scorsi è stata richiamata dai proponitori come l’unica in grado di aggregare innumerevoli sensibilità ed energie positive provenienti da ogni angolo del territorio comunale, allo scopo di rappresentare un progetto concreto di rilancio della comunità cittadina e del territorio, dopo anni di progressivo decadimento economico, sociale e, addirittura, spesso è stato richiamato in passato, culturale. Nell’ultima settimana, infatti, diverse riunioni realizzate in modalità mista, in presenza e videoconferenza (nel rispetto delle prescrizioni anti Covid-19), hanno visto la partecipazione di numerose personalità provenienti dal mondo della politica, in rappresentanza delle aree progressista, cristiano sociale, popolare, liberale e sardista autonomista, dell’associazionismo, del sindacalismo e del mondo dell’impresa, che hanno iniziato a ragionare sulla costruzione di un polo civico aperto a ogni contaminazione e alleanza con soggetti politici e sociali disposti a mettere da parte le storiche e, per certi versi visto ciò che accade anche a livello nazionale – ma soprattutto quando si parla di politica locale, anacronistiche appartenenze, per lavorare a un progetto politico in grado di salvare e rilanciare la città di Carbonia oramai sottoposta, lo testimoniano le impietose indagini dell’istituto di statistica nazionale, a una pericolosa deriva demografica e a un impoverimento generale senza precedenti nella sua storia recente.

Un processo, quello attivato in questi giorni, che, evidentemente, non ha lasciato indifferenti altri soggetti politici desiderosi di giocare un ruolo da protagonista nell’attuale contesto e che, a loro volta, come l’ala riformista del partito democratico, avevano più volte rilanciato l’idea della prospettiva civica in passato. Un segnale in tal senso arriva dalla sofferta discussione – avviata nelle ultime settimane con una forte accelerazione in questi giorni, che ha portato alle dimissioni del coraggioso Segretario dell’unione cittadina del PD Fabio Desogus, il quale, espletando appieno le prerogative del proprio ruolo, in un contesto ove le cariche di partito spesso sono state interpretate in passato come quelle di ratificatori che approntano il proprio timbro su decisioni prese in altri, ristretti, tavoli in ambito regionale, ha predisposto e proposto una proposta politica precisa, sottoponendola all’attenzione dell’intero gruppo dirigente cittadino in vista delle prossime elezioni comunali. Che, evidentemente, vista l’astensione e il voto contrario di parte dei dirigenti cittadini, non è stata totalmente condivisa: ragione per cui nelle prossime ore la decisione di Desogus potrebbe portare a una sofferta presa di coscienza di molti suoi compagni di partito e a una riflessione più ampia tra tutto il gruppo dirigente, convocato per metà settimana in assemblea plenaria allo scopo di trovare una soluzione a questa impasse e a dare (forse) risposta alla volontà crescente di non pochi attivisti e dirigenti del PD cittadino di non ripercorrere gli errori del passato e, soprattutto, confermare soluzioni politiche stantie e più coerenti con le anacronistiche liturgie di partito che con le reali istanze provenienti dalla società civile; sempre più ostile in ambito locale alla riproposizione di schemi politici da seconda repubblica. Le recenti esperienze elettorali di Quartu Sant’Elena e Nuoro oltre a essere la più ampia dimostrazione di questa tesi, sono portatrici della crescente insofferenza dei cittadini verso tutto ciò che è eccessivamente ideologizzato o circoscritto a recinti politici preconfezionati. In altre parole: ai cittadini, o alla gran parte di essi (lo hanno testimoniato i risultati delle ultime elezioni amministrative in Sardegna), oggi non interessano più i simboli di partito in quanti tali e l’esasperazione delle appartenenze ideologiche, quanto invece la consistenza dei programmi, la credibilità, competenza e il pragmatismo di coloro che li dovrebbero o potrebbero interpretare, e soprattutto le soluzioni concrete che impattano nella quotidianità.

Lo stesso movimento di Beppe Grillo (ancora oggi è corretto definirlo tale, visto chi è andato a rappresentarlo nelle consultazioni per il nuovo Governo) spesso si è presentato in passato con gli stessi principi e ambizioni di rappresentare i cittadini oltre gli steccati ideologici, e perciò è stato più volte premiato dagli elettori che hanno voluto dare un segnale di cambiamento contro tutto ciò che veniva percepito come establishment e apparato di potere. Il suo fallimento in ambito locale, alla prova dei fatti, oltre che per le difficoltà comuni per chiunque ad amministrare o governare qualsiasi processo nell’attuale contesto storico, si è conclamato per gli evidenti limiti dimostrati nell’allargamento del proprio perimetro politico, indispensabile per mettere in gioco il maggior numero possibile di forze politiche e sociali, e quindi di competenze reali e certificate, al servizio della comunità cittadina. La troppa autoreferenzialità, la presunzione di autosufficienza politica e ideale, l’incapacità nel rapportarsi col mondo esterno da parte dei suoi esponenti, ne hanno decretato l’insuccesso.

Errori che la nascente (per ora ancora allo stato embrionale) coalizione civica, affermano i suoi sostenitori, si ripromette di non ripercorrere: aprendo con pari dignità alla partecipazione di tutti. Come se anche nella città di Carbonia ci fosse un Presidente della Repubblica di nome Mattarella che stesse richiamando tutti a una forte prova di responsabilità per impegnarsi in un progetto politico di salute pubblica. Al quale nessuno, figlio affezionato della città, desideroso di regalarle (come in altri delicatissimi momenti della sua recente storia) una chance di rinascita e ripartenza, dovrebbe o potrebbe sottrarsi.

MANOLO MUREDDU

One thought on “Carbonia, elezioni: si accendono i motori dell’aggregazione civica; prosegue il travaglio del PD

  1. Manolo condivido le tue considerazioni .
    La situazione di Carbonia e del Sulcis è drammatica e non è il momento di tatticismi o furberie per ottenere vantaggi personali o una vittoria di parte .E’ il momento di abbattere gli steccati ideologici e di partito e lavorare insieme per un obiettivo condiviso . Anche la Sardegna e il Sulcis hanno una occasione storica, le ricadute del Recovery Fund arriveranno anche nel nostro territorio , ma va detto che già oggi il Sulcis potrebbe godere di importanti finanziamenti nazionali ed europei ,se ci fossero progetti e una visione coesa di sviluppo.
    Se vogliamo agganciare il treno di una nuova rinascita sociale ed economica è il momento di mettere in campo le forze migliori e l’impegno di ogni cittadino disponibile a lavorare per il bene di tutti e non per i vantaggi di una parte politica . Sono convinto che solo una grande aggregazione civica capace di utilizzare ogni energia disponibile potrà produrre la forza , le idee e i progetti necessari a ridare una speranza di futuro a Carbonia e al Sulcis.
    Mario Porcu

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